Terza Edizione – 2015

Motivazioni del Premio Giorgetti 2015
La Giuria della Sezione Letteraria del Premio Internazionale Marisa Giorgetti, composta per l’edizione 2015 da Sergia Adamo, Igiaba Scego, Melita Richter ha assegnato il Premio 2015 per la letteratura a Oscar Martinez per il coraggio dimostrato, con il libro “La Bestia” nel sapere condurre, sul campo, un’indagine straordinaria su come funzioni il traffico internazionale di esseri umani in una zona cruciale nei rapporti tra nord e sud del pianeta, quella, tra Messico e USA. La scrittura di Martinez si rivela sobria, incalzante e rapida e manifesta forza espressiva e coinvolgimento soprattutto quando l’autore ricostruisce contesti e paesaggi nei quali ha vissuto insieme ai migranti.

Oscar Martinez

Il lavoro di Martinez illumina società disgregate dove la vita umana non vale nulla, dove si registra l’assenza di riferimenti morali e di valori condivisi e sembra venire meno il riferimento ai diritti umani fondamentali, mentre le istituzioni si mostrano distanti e disattente. Soprattutto il lavoro di Martinez insegna quanto profondamente vane nonchè generatrici di criminalità e di morte siano le politiche migratorie quando esse perseguono l’obiettivo di chiudere le frontiere senza fornire ai migranti nessuna diversa via legale di accesso. In tal senso l’opera magistrale di Martinez parla alla politica e alla società di ogni parte del mondo, e soprattutto parla all’Europa di oggi affinchè esca dal suo ripiegamento morale e dalla sua indifferenza.”

Goli Taraghi

ed ex aequo a Goli Taraghi per avere saputo delineare la condizione di chi è costretto ad abbandonare la propria terra e i propri affetti attraverso i suoi racconti, mai banali, ma fatti di osservazione acuta della vita delle persone. Delle storie, quelle che Goli Taraghi tratteggia con lieve ironia, che non riguardano eroi ma persone normali, coinvolti a volte in situazioni paradossali come sono quelle che spesso la vita regala. Come quella dell’anziana contadina analfabeta Melograno, il cui racconto da il titolo al libro, con un suo passato duro e poetico insieme, e il suo rocambolesco viaggio per ricongiungersi ai figli in una Svezia temuta e leggendaria.

L’Iran, le sue bellezze e le sue contraddizioni, rimangono il serbatoio inesauribile per Goli Taraghi per raccontare non solo il suo paese ma quella condizione di spaesamento che riguarda comunque ognuno di noi, anche coloro che non hanno mai migrato.

La Giuria della Sezione Diritti Umani del Premio Internazionale Marisa Giorgetti, composta per l’edizione 2015 da don Luigi Ciotti, Giulio Marcon, Chiara Sasso, Andrea Segre, Tana De Zulueta

ha assegnato il Premio 2015 Sezione Diritti Umani

a Pinar Selek

per la sua tenace scelta di combattere ogni forma di violenza e di ingiustizia, sapendo che ciò sarebbe avvenuto a duro prezzo. Il destino che la Turchia ha riservato a Pinar Selek che vive in Francia come rifugiata, è un banco di prova non solo per lei: sotto i riflettori c’è la discussa macchina giudiziaria della Turchia e la sua indipendenza dal potere esecutivo, così come il rispetto effettivo della libertà di opinione e di tutte le libertà civili.

Pinar Selek

Ciò che è in gioco nella limpida storia di Pinar Selek è la capacità stessa della Turchia di divenire un paese realmente rispettoso delle differenze politiche, culturali, linguistiche e religiose che la abitano e che sono proprio la ricchezza di questa terra, ponte tra oriente ed occidente.
La medesima Giuria ha infine assegnato la menzione speciale all’esperienza di
Space Metropoliz e del MAAM
(Museo dell’Altro e dell’Altrove)

perchè in una città particolarmente complessa come Roma è riuscita a proporre un inedito modello di integrazione, recupero e autogestione di una nuova convivenza urbana. L’occupazione di una fabbrica abbandonata, un ex salumificio, nell’estrema periferia della capitale da parte di circa 200 senza casa avvenuta nel 2009 ha rappresentato non soltanto una soluzione abitativa precaria per molte famiglie che ancora ci vivono ma anche l’inizio di una esperienza innovativa di rapporto tra produzione artistica, riscatto sociale delle fasce pi√π emarginate della popolazione e restituzione alla citt√† di uno spazio abbandonato.
Traspare da questa esperienza un’elaborazione umanistica profonda; si scommette con ingegno positivo sulla vita, proprio a partire dal riconoscimento delle sue asperità e delle complessità di una globalizzazione spesso abrasiva nei confronti dei diritti dei più deboli.

 

____________________________
Tutti gli autori della Terza Edizione
GLI AUTORI PREMIATI

Sezione Letteraria

O. Martinez

Oscar Martìnez, “La Bestia”, Fazi Editore, Roma, 2014:

Quello che si narra in questo libro non è un prodotto della fantasia e nemmeno una semplice indagine giornalistica. Oscar Martìnez ha percorso da cima a fondo il tragitto dei migranti attraverso il Messico, per otto volte è salito sul tetto del treno, “la bestia”, insieme ai centroamericani che a migliaia viaggiano aggrappati lassù nella speranza di entrare negli Stati Uniti, dove sognano una vida mejor. Ha diviso con loro le notti all’addiaccio e le sigarette, le paure e le insidie del viaggio, nel corso del quale violenze, stupri e aggressioni sono pane quotidiano e la morte è in agguato a ogni tappa. Ha visitato le città governate dai narcos, dove si cammina a testa bassa, ha ascoltato i racconti delle giovani centroamericane costrette a prostituirsi in Chiapas e poi ha asciugato le loro lacrime. Ha incontrato poliziotti corrotti, banditi, preti coraggiosi, uomini e donne dal destino segnato. Nel raccontarci la sua esperienza in prima persona lungo il cammino dei migranti, Martìnez ha popolato il suo reportage di un’umanità spesso oscura e ai margini, perfettamente autentica anche se sembra il frutto dell’abile penna di un romanziere. E il lettore si trova così catturato in questa odissea attraverso paesaggi desolati e ostili, battuti solo da avvoltoi, coyote, narcotrafficanti e migranti, per arrivare fino al “muro”, l’ultima barriera che separa i centroamericani in fuga dal loro sogno americano. Anche lì Martìnez accompagna le pattuglie della polizia di frontiera nei loro turni di ronda e ci racconta l’illusine degli USA di rimanere impermeabili, di sigillare un confine che è invece necessariamente poroso ai traffici di droga e di persone, e dove il muro proietta la sua ombra scura sulla democrazia. Un viaggio rivelatore, in cui Martìnez restituisce la parola ai migranti, dando così un nome e una storia ai veri invisibili della nostra epoca.

Oscar Martinez è un giornalista salvadoregno che scrive per il primo quotidiano online dell’America Latina, “elfaro.net”. Oggi svolge indagini sulle violenze delle gang centroamericane. Nel 2008 ha vinto il premio messicano Fernando Benitez per il giornalismo e nel 2009 ha ricevuto lo Human Rights Prize all’Università di El Salvador.

G. Taraghi

Goli Taraghi, La signora melograno, Jaka Book, Milano, 2014:

L’infanzia nell’Iran prima della Rivoluzione, l’esilio a Parigi, i ritorni in una Tehran diversa ma ancora piena di incanti: la scrittura di Goli Taraghi si alimenta di ricordi, le sue storie nascono dall’avventura della lontananza. Donne, uomini, ragazzi, spesso spaesati ma non sconfitti, si addentrano in avventure mai banali, raccontate con una cifra inconfondibile, fatta di osservazione acuta, impazienza e tenerezza. A Tehran, a Parigi o negli aeroporti che conducono i personaggi da un esilio all’altro, piccole e grandi peripezie si inanellano secondo un ritmo che sottolinea, nell’infinità dei dettagli, quelli che condensano il mistero di vite intere. La salvezza sta nello sguardo, capace di disegnare quadri di volta in volta amari o autenticamente comici: con uno stile che sa toccare in profondità emozioni e sentimenti, l’autrice compone quadri di vita dove l’esilio e lo sradicamento sono i veri protagonisti.

Goli Taraghi è una delle grandi autrici della letteratura persiana. Nata a Tehran nel 1939, in una famiglia colta e agiata, studia tra Iran e Stati Uniti e comincia a pubblicare negli anni ‚Äô60. Nella fase iniziale della Rivoluzione si trasferisce con i figli a Parigi, ma continua a scrivere in persiano. I suoi racconti circolano in Iran, dove la scrittrice è amatissima, ma sono anche tradotti e apprezzati in francese e in inglese. Goli Taraghi è stata nominata Chevalier des Arts et des Lettres e ha ottenuto il Bita Prize for Literature della Stanford University.

Sezione diritti umani

Pinar Selek, sociologa, femminista-antimilitarista e attivista per la pace, di cui è stato pubblicato in Italia “La maschera della verità” (Fandango, 2015), è una delle figure più rappresentative della Turchia di oggi. Nata a Istambul nel 1971, dopo aver conseguito il suo diploma al liceo francese Notre Dame di Sion si è laureata con onorificenze presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università Mimar Sinan. Ha dedicato la sua vita a combattere la guerra e tutti i tipi di violenza. Ha pubblicato articoli su questi temi in diversi giornali, periodici e riviste scientifiche. Pinar Selek ha denunciato le torture che vanno dal supplizio della corda all’elettrochoc, e che molte inchieste hanno confermato in uso frequente in Turchia nei confronti tanto dei presunti terroristi che di qualsivoglia dissidente politico.

Il destino di Pinar Selek che vive in Francia come rifugiata, è un banco di prova non solo per lei: sotto i riflettori c’è la discussa macchina giudiziaria della Turchia. Non solo per le accuse delle opposizioni, che denunciano un asservimento alla volontà dell’esecutivo, come ad esempio nei processi sui presunti fiancheggiatori del Pkk, che hanno portato all’arresto, tra gli altri, di centinaia di giornalisti, accademici, avvocati e sindacalisti. Ci sono anche i numeri, inequivocabili: ogni dieci detenuti, nelle affollatissime carceri turche, quattro sono ancora in attesa di giudizio. A causa della durata e dell’iniquit àdei suoi processi negli ultimi dieci anni Ankara è stata giudicata ben 3.700 volte dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha riconosciuto risarcimenti per oltre 150 milioni di euro alle vittime di sentenze ingiuste.
Space Metropoliz: “La Luna non è di nessuno e nessuno la può comprare”: è lo slogan che ispira la storia di fantascienza, condivisione e impegno politico di Space Metropoliz, un’originale iniziativa nata a Roma nel 2011 per mettere in campo nuove pratiche di convivenza e diffondere la cultura della interculturalità e della accoglienza. Il Metropoliz è l’ex salumificio Fiorucci situato in via Prenestina 913 a Roma. Si tratta di una fabbrica dismessa che si sviluppa su una vasta area nel quartiere di Tor Sapienza, uno di quei posti dimenticati da tutti, in cui coabita un gruppo disomogeneo di circa duecento persone provenienti da diverse regioni del mondo: Perù, Santo Domingo, Marocco, Tunisia, Eritrea, Sudan, Ucraina, Polonia, Romania e Italia. Il luogo è una grande architettura industriale che fino a pochi anni fa ospitava il ciclo di produzione di affettati e insaccati, oggi trasferitosi a Pomezia. La fabbrica è stata occupata nel marzo del 2009
Il progetto di arte pubblica, è scaturito da un’idea di Giorgio de Finis e Fabrizio Boni, esperti nell’uso del medio audiovisivo come strumento di ricerca sociale e pratiche di trasformazione. L’intento è quello di utilizzare il cinema come strumento di aggregazione, di progettazione e di trasformazione del territorio, per contribuire alla rigenerazione socio-ambientale dell’ex fabbrica abbandonata, oggi occupata da persone senza dimora.

Space Metropoliz si prefigge di proporre un inedito modello di integrazione, recupero, autogestione e sperimentazione di una nuova convivenza urbana. L’occupazione della fabbrica infatti rappresenta non soltanto una soluzioni abitativa per le molte famiglie che ci vivono, ma anche l’inizio di una esperienza multiculturale inconsueta, che ha come ambizione quella di restituire vita all’immobile e alla città uno spazio pubblico.

 

 


 

 

GLI AUTORI SEGNALATI

 

Alessandra Ballerini, La vita ti sia lieve. Storie di migranti e altri esclusi, Melatempo, Milano, 2013: Con una prosa coinvolgente Allessandra Ballerini racconta ‚dopo aver lavorato per anni in difesa degli ultimi ‚le storie dei migranti. L’autrice ha visto e testimonia ciò che ha visto. Di gran valore documentale, la lingua in cui il libro è scritto è tesa alla verità: senza giri di parole o slogan, l’autrice si affida ai fatti, agli eventi, alle date, ai numeri, ai volti, ai nomi.

Alessandra Ballerini è nata a Genova. Avvocatessa civilista specializzata in diritti umani e immigrazione, è stata consulente della Commissione diritti umani del Senato per il monitoraggio dei centri di accoglienza e di detenzioni per stranieri, collabora con Amnesty International e con altre realtà attive nella tutela degli emarginati e delle donne vittime di violenza.

 

Aleksandar Hemon, Amore e ostacoli, Einaudi, Torino, 2014:

Un viaggio con la famiglia a Kinshasa, i giochi di guerra dell’infanzia iugoslava, le vendite porta a porta del neoimmigrato negli Usa, le feste glamour per scrittori affermati: in otto racconti, Aleksandar Hemon scandisce la storia di un giovane bosniaco “sradicato”, a cavallo tra la Sarajevo prebellica e la Chicago di oggi, e del rapporto fecondo (e ingombrante) fra le sue diverse identità.

Aleksandar Hemon è nato a Sarajevo nel 1964 e dal 1992 vive a Chicago. è autore di diversi romanzi, tra cui Il progetto Lazarus e Il libro delle mie vite. Ha vinto importanti premi, fra cui la “genius grant” della Mac Arthur Foundation.

 

Francesca Caferri, Non chiamatemi straniero. Viaggio fra gli italiani di domani, Mondadori, Milano, 2014:

Chi è italiano oggi? solo chi nasce da genitori italiani o anche bambini e ragazzi che nel nostro Paese vivono, studiano e crescono? Da questa domanda parte il viaggio di Francesca Caferri, alla scoperta dei “nuovi italiani” di origine straniera, che vivono giorno dopo giorno a cavallo fra due mondi: quello cui appartengono stabilmente ma che fatica a dare loro spazio (l’Italia non riconosce loro il diritto di cittadinanza fino al diciottesimo anno d’età) e quello di provenienza, spesso troppo lontano e in cui non si riconoscono.

Francesca Caferri è giornalista di Repubblica, per cui segue il mondo arabo e musulmano, documentando dal 2001 le principali crisi della regione. Vincitrice dei premi di giornalismo Saint-Vincent e Colomba d’Oro per la Pace e del premio internazionale Mediterranean Journalist Award, è autrice de Il Paradiso ai piedi delle donne: le donne e il futuro del mondo musulmano e dell’ebook Oltre il velo: la sfida delle Nuove italiane.

 

Francesco De Filippo, Come un italiano, Infinito, Roma, 2012:

Romanzo che non solo racconta il dramma del dover lasciare la propria casa e il proprio Paese per dover cercare miglior fortuna all’estero, ma segue mano mano l’esperienza del migrante africano in Italia, documentandone con grande efficacia i problemi, gli sfruttamenti, i voltafaccia, le difficoltà di vivere nel nostro Paese, fino alla scelta estrema di volersene tornare a casa, gettandosi in un viaggio a ritroso, pur di non continuare a gettare la propria vita in un paese tutt’altro che accogliente.

Francesco De Filippo nasce a Napoli nel 1960 ed è dal 1986 giornalista dell’Agenzia Ansa ed è stato corrispondente per Il Sole 24 Ore. Come romanziere e saggista ha pubblicato Una storia anche d’amore (2001); L’affondatore di gommoni (2003); Pubblicate esordienti? Guida pratica per chi ha un libro nel cassetto (2004); Sfregio (2006); Quasi uguali. Storie di immigrazione (2009); Monnezza (2010); Questo mondo un po’ sgualcito (con Andrea Camilleri, 2011); Mafia padana. Le infiltrazioni criminali in Nord Italia (con Paolo Moretti, 2011).

 

Donatella Di Cesare, Crimini contro l’ospitalità. Vita e violenza nei centri per gli stranieri, il melangolo, Genova, 2014:

Tra denuncia politica e reportage filosofico, il saggio analizza il funzionamento e le dinamiche registrate nel centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria (Roma), dove si trovano immigrati ‚ irregolari, sorvegliati e reclusi, in una condizione di extraterritorialità, di separatezza, di assenza di visibilità, la cui storia personale è svuotata. Vivono privati di ogni progettualità, conoscono un presente inerte, inattivo, una condizione di precarietà e di degrado, che ferisce la dignità, genera ansia e angoscia. L’autrice si è recata più volte nel CIE di Ponte Galeria nel 2013, e qui ha visto, ha ascoltato, si è intrattenuta con gli ospiti: e così il saggio conserva il sapore delle cose viste e della testimonianza.

Donatella Di Cesare insegna filosofia teoretica alla Sapienza di Roma. Tra le sue ultime pubblicazioni in italiano: Se Auschwitz è nulla, contro il negazionismo (2012); La giustizia deve essere di questo mondo (2012); Israele, terra, ritorno anarchia (2014).

 

Chiara Mezzalama, con illustrazioni di Aline Candono, Da dove vieni? Where do you come from?, Estemporanee, Roma, 2014:

Per raggiungere l’altro si deve partire da sè. Da questa intuizione nasce l’incontro tra testo (bilingue: italiano e inglese) e disegno nell’album illustrato, “Da dove vieni?”. Qual è il primo grande viaggio, la grande migrazione che riguarda le origini di ognuno di noi? Si tratta delle cellule riproduttive, che nel testo assumono la forma poetica del racconto, il quale segue il ritmo del battito cardiaco e prende spunto dalla tradizione della narrazione orale. Un vecchio racconta al nipote il suo viaggio attraverso i continenti e la vita, le speranze e gli ostacoli, il rifiuto e l’integrazione. Le illustrazioni sottolineano il testo, ne sono parte e cornice al fine di raggiungere anche i più giovani.

Chiara Mezzalama è nata a Roma nel 1972 e attualmente vive a Parigi. Figlia di diplomatici, ha avuto occasione di abitare in molti paesi diversi. Ha un formazione di psicoterapeuta infantile ma si dedica prevalentemente all’attività letterarie.

 

Roberto Settembre, Gridavano e piangevano. La tortura in Italia: ciò che ci insegna Bolzaneto, Einaudi, Torino, 2014: Nei giorni del G8, nella caserma di Bolzaneto, centinaia di persone furono sequestrate e sottoposte a violenze e umiliazioni da parte di un gruppo di pubblici ufficiali. Com’è potuto accadere? Settembre ripercorre con penna delicata questa vicenda di tenebra. Una storia emblematica di ingiustizia, un invito fermo a introdurre in Italia il reato di tortura.

Roberto Settembre è nato a Savona nel 1950. Dopo alcuni anni di attività forense, è entrato in magistratura nel 1979 e ha lavorato quasi sempre nel settore penale. E’ stato l’estensore della sentenza d’appello sui fatti di Bolzaneto, ed è poi uscito dall’ordine giudiziaio nel 2012. Ha pubblicato sotto pseudonimo il romanzo Eufolo (1992) e la raccolta Racconti del doppio e dell’inganno.

 

Suad Amiry, Golda ha dormito qui, Feltrinelli, Milano, 2013:

Il libro racconta il dramma silenzioso del popolo palestinese, la vita quotidiana di chi ha perso tutto, di chi ha visto un giorno, all’improvviso, la propria casa per l’ultima volta, di chi l’ha dovuta lasciare senza una spiegazione, senza un preavviso, lasciando tutto, qualsiasi oggetto personale, per rivederla solo dopo abitata da altri. La scrittrice Suad Amiry sa rendere con una sua cifra letteraria particolare, drammatica e ironica, il senso della perdita e l’urgenza di un interrogativo: che fine fa l’anima di chi in quelle case, in quei palazzi, in quei giardini, ci ha vissuto, ci ha pianto e ci ha gioito, per una vita intera?

Suad Amiry (1951) è un’architetta palestinese, fondatrice e direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation a Ramallah. Cresciuta tra Anman, Damasco, Beirut e Il Cairo, dal 1981 insegna Architettura alla Birzeit University e vive a Ramallah. Ha scritto e curato numerosi volumi sui differenti aspetti dell‚Äôarchitettura palestinese. Ha vinto il premio internazionale Viareggio Versilia nel 2004. Feltrinelli ha pubblicato anche i due volumi Sharon e mia suocera (2003) e Se questa è vita (2005), Niente sesso in città (2007), Murad Murad (2009).

 

Serena Castro Stera, Erano solo tre ciliegi, Terra d’ulivi, Lecce, 2014:

“Era una questione di rispetto, un fatto che cementava l’antico legame di scambio tra l’uomo e la natura”. Tre racconti poetici, toccanti in cui la natura e la diversità vengono valorizzati, discussi e protetti. L’autrice scrive con attenzione, rispetto e amore sia per la parola, sia per le persone. Traccia affreschi semplici ma importanti per i nostri tempi, raccontando storie che succedono attorno a noi e che la gente, spesso, per vari motivi, non nota, o non si sofferma ad analizzare.

Serena Castro Stera: Serena Castro Stera vive a Trieste, dove lavora come segretaria nell’università. Scrive racconti soprattutto di donne, con particolare attenzione al territorio dove vive. Ha pubblicato anche Dell’amore e di una pietra (2011).

 

Amara Lackous, La zingarata della verginella di via Ormea, E/O, Roma, 2014: il giornalista di cronaca nera Enzo Laganà sta per partire per una vacanza, ma c’è un’emergenza: una quindicenne dice di essere stata violentata da due rom. La rappresaglia non si fa attendere, e un campo rom viene dato alle fiamme. Tocca a Laganà fare chiarezza sull’accaduto: è davvero avvenuto uno stupro o si tratta di una ‚”zingarata”, di uno scherzo? Con lo stile che ormai lo contraddistingue, l’autore riesce a parlare di temi difficili con un linguaggio affascinante e delle storie coinvolgenti, continuando la sua esplorazione pirandelliana dell’identità italiana.

Amara Lackous è nato ad Algeri nel 1970. Arrivato in Italia nel 1995, dopo pochi anni adotta l’italiano come lingua di scrittura. Con le edizioni E/O ha pubblicato Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio, Divorzio all’islamica a viale Marconi, Un pirata piccolo piccolo e Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario.

 

Teju Cole, Ogni giorno è per il ladro, Einaudi, Torino, 2014:

Un giovane nigeriano torna a casa dopo quindici anni vissuti a New York. Ma Lagos è una città immensa, pullulante di storie e di vita, un’allucinazione febbrile che si sottrae allo sguardo. Ogni giorno è per il ladro il diario di un ritorno impossibile in cui nostalgia, amore e rabbia indicano il sentiero di una peregrinazione affascinante e inquieta. Un racconto divertente e profondo per descrivere il rapporto con il paese e la cultura d’origine. Una dimensione avventurosa nel mondo nigeriano con la mente a New York. Il diario impossibile in cui nostalgia, amore e rabbia indicano il sentiero di una peregrinazione affascinante e inquieta.

Teju Cole, scrittore, storico dell’arte e fotografo, è nato nel 1975 in Nigeria, dov’è cresciuto, e attualmente vive a Brooklin. Con Città aperta (2013) ha vinto il PEN/Hemingway Award, il New York City Book Award for Fiction e il Rosenthal Award.