Marisa Giorgetti

Fare l’elogio dell’ospitalità e metterla in atto malgrado tutto
non significa rifugiarsi nel moralismo o, come alcuni dicono, nell’ “angelismo”, ma vuol dire, al contrario, lavorare senza sosta in quanto cittadini di un certo stato del mondo, a fare in modo che l’incondizionato, che è semplicemente l’umano, entri nella realtà. Significa fare politica e ricreare la politica.
Etienne Balibar

 

 

Di Marisa Giorgetti (Rovigno d’Istria, 10 marzo 1929 ‚ Trieste, 18 novembre 2011) non hanno parlato né giornali né televisioni. Né lei ci ha lasciato suoi scritti, anche se nutriva una profonda passione per la letteratura. L’assenza di notizie pubbliche sulla sua vita e sul suo impegno civile, lungi dall’essere segno di una “vita comune” è stata conseguenza della determinata scelta di Marisa Giorgetti di condurre una vita estremamente feconda ma schiva, lontana da ogni occasione di visibilità pubblica. Marisa Giorgetti, pur delegando ad altri ogni rappresentanza, è stata infatti l’ispiratrice di idee e progetti sociali e culturali innovativi nel campo della tutela dei diritti umani ed in particolare dell’accoglienza e della tutela dei soggetti più deboli quali i rifugiati e le vittime di violenza, tortura e grave sfruttamento; che hanno assunto un ampio rilievo pubblico, a Trieste e in Italia, grazie anche, ma non solo, alle attività realizzate dall’ICS (Consorzio Italiano di Solidarietà).

Anche nelle sue scelte private Marisa Giorgetti ha evitato ogni notorietà quando, senza clamore, ha deciso, per oltre vent’anni e fino alla sua morte, di aprire la sua casa, sul Carso triestino, prima a chi fuggiva dai molti conflitti nei Balcani (1992-1999) e, in seguito, a uomini e donne, rifugiati e stranieri di ogni provenienza, nazionalità e appartenenza sociale, culturale e religiosa, che hanno con lei convissuto per periodi più o meno lunghi, fino a quando ognuno di loro ha continuato la sua strada. Una solidarietà concreta che per Marisa Giorgetti non aveva nulla a che fare con forme di carità pietosa ma era promozione della dignità umana.

Alla memoria di questa donna di grande valore, poco conosciuta in vita, è dedicato il premio etico internazionale che prende il suo nome, suddiviso in due sezioni e dedicato a persone di alta levatura morale e intellettuale che, nel campo letterario o nel campo sociale, culturale e politico, abbiano contribuito in modo significativo alla promozione e alla tutela dei diritti umani e alla protezione delle persone perseguitate e offese.

Il Premio etico internazionale Marisa Giorgetti è istituito per volere della famiglia, in collaborazione con I.C.S. (Consorzio Italiano di Solidarietà) Ufficio Rifugiati, con A.S.G.I. (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e con gli altri enti che sostengono il premio, ed è assegnato, per entrambe le sezioni, il 10 marzo di ogni anno (o nel caso di festività, in un giorno contiguo), nella ricorrenza della nascita.